|
La consapevolezza del ruolo cruciale del settore pubblico si è diffusa in Italia, così come in altri Paesi, soprattutto a partire dai primi anni ottanta. Essa ha stimolato riforme rilevanti delle caratteristiche strutturali e delle modalità operative delle amministrazioni pubbliche, con l’obiettivo di una maggiore efficienza, efficacia ed economicità.
I risultati finora raggiunti non sembrano essere tuttavia soddisfacenti; ancora oggi imprenditori, economisti e politici attribuiscono principalmente all’inefficienza delle amministrazioni pubbliche, e agli oneri che ne derivano per le imprese, le difficoltà dell’Italia di competere con gli altri Paesi industriali. Nel 2006 (stime Banca Mondiale) l’Italia si trovava al 70° posto nella capacità di offrire condizioni favorevoli per le attività delle imprese (regolamentazione etc…). L’Italia è addirittura uno dei Paesi del mondo in cui in assoluto sono più pesanti per le imprese gli obblighi legati all’assunzione e al licenziamento dei dipendenti e si trova al 93° posto per gli oneri connessi con autorizzazioni e licenze. Secondo le stime del World Economic Forum l’Italia, su un totale di 117 Paesi, si trovava al 47° posto dal punto di vista di un indicatore di competitività. L’Inghilterra è al 13° posto, la Germania al 15° e la Francia al 30°. Il rapporto tra imprese e pubbliche amministrazioni è spesso più conflittuale che di collaborazione. Il carico degli adempimenti gravanti sulle imprese, specie su quelle di piccole dimensioni, l’incertezza sull’iter procedurale delle singole pratiche e sui tempi, spesso molto lunghi, per il rilascio delle autorizzazioni necessarie per avviare un’attività imprenditoriale, nonché la sovrapposizione e l’intreccio di competenze tra più amministrazioni, hanno spesso ostacolato lo sviluppo delle imprese e scoraggiato nuove iniziative. La pubblica amministrazione dovrebbe contribuire a migliorare le condizioni per la crescita economica e la nascita di nuove iniziative imprenditoriali; essa, invece, è vista spesso come un fattore di freno. Ciò avviene nonostante risorse consistenti siano state stanziate a favore delle imprese, in particolare nelle aree economiche meno sviluppate, sotto forma di contributi finanziari ed esenzioni fiscali. La regolazione, anche quando protegge interessi meritevoli di tutela, rischia a volte di produrre più costi che benefici. L’eccesso di regolamentazione è fonte di complicazioni che comportano perdite di tempo e denaro per le imprese, generando distorsioni delle convenienze economiche: ad esempio, si sceglie di fare investimenti che vengono autorizzati più rapidamente o nei luoghi in cui l’iter burocratico è meno complesso. Una gestione efficace, efficiente ed economica delle pubbliche amministrazioni è di grandissima importanza per la competitività delle imprese, e quindi per l’occupazione e il benessere economico del Paese. Il peso degli oneri amministrativi per le aziende è avvertito come veramente eccessivo. E’ necessario modificare il modo di pensare, non su cosa possono fare gli Enti per migliorare il rapporto con le imprese ma, su come risolvere il problema che in quel momento le imprese hanno. Le principali direttrici delle riforme che è necessario porre in essere devono prendere spunto dai concetti di liberalizzare, delegificazione, codificazione e semplificazione. C’è bisogno di una pubblica amministrazione nuova, concentrata sul cambiamento e la modernizzazione. E’ necessario che PA e imprese siano sullo stesso piano e riescano a comunicare con un unico linguaggio, in modo da favorire un dialogo che permetta di operare più velocemente e di ottenere risultati migliori. C’è bisogno di una pubblica amministrazione che vada verso l’impresa. Oggi, dopo le riforme avviate dal 1994 in poi, è necessario insistere sull’applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale, nel senso di lasciare alle imprese private servizi pubblici che esse siano in grado di produrre in modo più efficiente. C’è bisogno di un modello a rete per la pubblica amministrazione, il più idoneo a salvaguardare l’autonomia di ciascun Ente, consentendo, al contempo, di generare importanti sinergie. C’è bisogno di un processo di “aziendalizzazione” della pubblica amministrazione e il rinnovamento degli enti locali. Anche la Commissione Europea ha sviluppato diverse iniziative volte a semplificare la regolamentazione delle attività delle imprese: il Programma SLIM, La Task Force BEST etc…. Uno dei progetti più interessanti è la costituzione di un panel europeo di imprese (European Business test Panel) rivolto a quantificare i costi di adeguamento e gli oneri amministrativi derivanti dalle proposte legislative, cercando di individuare soluzioni che consentano di conseguire gli stessi obiettivi con minori oneri per le imprese. L’European Business test Panel da questo punto di vista è uno strumento fondamentale. |