Valutare le competenze informali. Il portfolio digitale PDF Print E-mail
di Claudia Di Marco - Università “La Sapienza” di Roma   
L’interesse verso le competenze informali e verso il complesso sapere degli individui come fonte e risorsa per far fronte ai cambiamenti richiesti nella propria vita professionale è stato largamente orientato da documenti europei, che hanno più volte ribadito la necessità dell’apprendimento lungo il corso della vita come una strategia atta a sostenere i cittadini europei nei rapporti, non sempre facili, con il mercato del lavoro.

La Comunità Europea inoltre, da tempo finanzia progetti di ricerca che mirano proprio ad approfondire questi temi. Portfolio DigitaleDa uno di questi progetti denominato INTRA (Informal Training Recognition and Accreditation) frutto di una collaborazione, dal 2002-2004, fra l’Università di Roma e la società Solco srl, ha avuto origine lo studio che è alla base della pubblicazione che qui si presenta e che rappresenta lo sviluppo del filone di ricerca portato avanti dalle autrici negli anni successivi.
La complessità delle competenze informali - che sono quelle acquisite senza esplicita intenzione, ma fortemente radicate nel contesto di vita del soggetto che le detiene – costituiscono una sfida per coloro che intendono renderle visibili (Bjornvold, 2000), documentarle, per poi controllarne la reale acquisizione, verificandole ed infine valutandole. Per tale ragione il sottotitolo si riferisce ad un preciso strumento, il portfolio digitale, che viene connesso contiguamente a quelle competenze.
Come dar conto infatti, della complessa varietà delle competenze informali, che vanno da quelle motorie, a quelle espressive, manuali, artistiche e altro ancora, senza l’uso di un medium che possa rappresentare, in qualche modo, questa loro complessità con immagini, suoni, parole?
Il portfolio digitale, ovviamente, non risolve molti altri problemi connessi alle procedure di valutazione di queste competenze, che hanno a che fare con la selezione e la rappresentatività di ciascuna di loro, con l’intersoggettività condivisa che è alla base dell’intero processo, con la responsabilità, anche formale, di chi effettua tali operazioni. Su questo ultimo punto il libro chiarisce un aspetto che spesso scivola nei discorsi sulle competenze senza la necessaria attenzione. Si tratta del problema della certificazione che va riconosciuto, in primo luogo, per la sua istituzionalità: la certificazione è in vero, una funzione istituzionale e non vi possono essere soggetti che autonomamente, senza alcuna investitura, diventano certificatori di competenze, siano esse formali, informali o non formali.
Il libro si presenta con una struttura molto agile, ma non inganni il formato.
La prima parte infatti, presenta una rassegna critica sulle diverse tipologie di portoli, inquadrandoli nelle prospettive teoriche di riferimento e precisandone le funzioni. Nel fare ciò le autrici offrono al lettore italiano una panoramica molto articolata degli studi che in altri paesi, europei ed extra europei, hanno sostenuto l’introduzione e l’uso del portfolio a diversi livelli scolari e nella formazione degli adulti. Appare subito il rammarico che in Italia la proposta di introduzione sia avvenuta, nella scorsa legislatura, in modo così sprovveduto e senza alcuna problematizzazione seria da aver sollevato reazioni così negative da parte degli insegnanti (ma non solo loro) che hanno ormai chiuso la possibilità di un approccio sensato e pertinente all’intera tematica del portfolio  nell’immediato.
La seconda parte si riferisce al dibattito europeo sulle competenze informali e sui sistemi adottati da diversi paesi  per darne conto; anche qui, in modo sintetico ma chiaro, si presenta l’intera tematica ancora non ampiamente consolidata nel panorama italiano.
La terza parte infine, propone gli aspetti tecnologici per costruire un portfolio digitale con riferimento ad un caso reale e con il contributo di due tecnici informatici che hanno collaborato, per questo aspetto, anche alla ricerca su ricordata. Il loro intervento contribuisce a rendere più chiaro il modo per costruire un portfolio digitale che, da quel che scrivono, risulta essere non eccessivamente difficile per coloro che abbiano una normale dimestichezza con il computer.

Valutare le competenze informali. Il portfolio digitale
(Anna Maria Ajello Cristina Belardi,  Roma, Carocci 2007 Euro 12,50)

 
< Prev   Next >