Concentrarsi su poche tipologie flessibili d'impiego e sostenere il lavoro indeterminato PDF Print E-mail
di On. Cesare Damiano - Ministro del Lavoro   

Le critiche mosse da S.Messina nell’articolo apparso nell’ultimo numero di “Solcando” al Programma dell’Unione, per ciò che riguarda il sostegno al lavoro standard , merita una risposta che affronti l’insieme delle problematiche presenti nel mercato del lavoro italiano.

Intanto abolire le forme di contratti più precarizzanti (ad esempio job on call, staff leasing), a prescindere dalla loro scarsa utilizzazione, rappresenta un segnale forte che il Governo dovrà dare per controbattere la filosofia predominante della legge 30.
Su questo versante va contrastata l’idea che basta proporre agli imprenditori una sorta di supermercato del lavoro (compra lo strumento che vuoi), per fare aumentare automaticamente l’occupazione.
Al contrario oggi più che mai diventa decisivo concentrarsi su poche tipologie flessibili d’impiego ed introdurre parallelamente forme di sostegno al lavoro a tempo indeterminato, come ha deciso di fare il Governo collegando la diminuzione del cuneo fiscale alle sole forme di lavoro a tempo indeterminato, per cominciare a dare segnali chiari a tutti gli attori nella direzione che bisogna intraprendere. La lotta alle forme più odiose di precarietà e la ricerca di una buona flessibilità si ottengono anche facendo sì che queste prestazioni non possono costare di meno di quelle standard.
Proprio per questo, nel DPEF, accanto alla scelta di far diminuire il costo del lavoro standard, si è scelto di far costare di più il lavoro parasubordinato. L’ultima rilevazione sulle forze lavoro dell’Istat registra una certa ripresa dell’occupazione ed un nuovo abbassamento del tasso di disoccupazione. Certo la crescita è determinata in larga misura dalla regolarizzazione degli immigrati e, ed è l’aspetto che va contrastato, dalla crescita degli impieghi a termine che, benchè segnalino una certa reattività del mercato del lavoro, hanno conseguenze economiche ben diverse da quelle dei contratti a tempo pieno e privi di scadenza.
Accanto a scelte economiche generali capaci di sostenere lo sviluppo e quindi una buona occupazione si tratta di immaginare strategie capaci di rendere veramente competitivo il lavoro standard.
Non si può non essere, invece, totalmente d’accordo sulla necessità di investire in veri interventi di Formazione Continua e di dare finalmente un ruolo vero alle politiche attive del lavoro.
Su questo versante vanno sostenute le politiche degli Enti Locali nel governo e nella gestione dei servizi per il mercato del lavoro.
Nel nostro Paese le regioni e le province, grazie alle risorse europee, in questi ultimi anni, hanno avviato profonde riforme ed è in corso un cambiamento dei servizi per il lavoro e la formazione. Diventa quindi un obiettivo importante dare centralità alle politiche pubbliche sul territorio in grado di creare servizi efficienti con risorse per queste politiche che andranno adeguatamente aumentate.

 
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